28/02/2017
    CnCn News 2.0

    GOVERNO

    Ministero dell’ambiente: Piano Lupo: Galletti, false notizie su caccia selvaggia ed eutanasia randagi. Il Ministro smentisce Enpa e Taverna.

    Roma, 21 febbraio – “Spiace che un ente accreditato come l’Enpa diffonda notizie totalmente false sul Piano di Conservazione del Lupo”. Così il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Va ricordato in primo luogo – spiega il ministro - che il documento non è un atto normativo che si sostituisce alla legge, ma va perfettamente in linea con le attuali norme nazionali ed europee. Il testo giunto in conferenza Stato-Regioni non prevede innanzitutto il prelievo del 5% degli esemplari, e non esiste nemmeno “la possibilità di uccidere i lupi per motivi scientifici e di ammazzarli a fucilate nei parchi”: nel Piano si fa riferimento a casi di particolare necessità legati ad esigenze di ricerca scientifica, sanità e sicurezza pubblica. Si tratterebbe di situazioni emergenziali, come ad esempio epidemie o casi di particolare aggressività nei confronti dell’uomo riscontrati in altri Paesi europei, rispetto ai quali non è prudente per l’incolumità pubblica negarsi questa estrema possibilità”.

    “Per quanto concerne i parchi – aggiunge Galletti - nel Piano è previsto che una delle molte prescrizioni sulle quali l’Ispra valuterà caso per caso se concedere la deroga sia proprio ‘procedere con cautela in casi di branchi che gravitano nei parchi nazionali e regionali e altre aree protette importanti per la specie’. Non ci sono dunque – prosegue - motivi validi per sostenere che si apra una caccia selvaggia al lupo”.

    “Infine, con riferimento alle parole di un’associazione oggi rilanciate anche dall’onorevole Taverna, è altrettanto falsa l’affermazione che il Piano preveda l’eutanasia dei cani randagi. La legge vieta espressamente l'uccisione dei cani e il Piano, come detto, non si pone in alternativa alla legge. Per rimozione, effettiva o riproduttiva, si intende dunque il contenimento in canile previsto dalla legge 281/91, o in alternativa la sterilizzazione. Nelle azioni per prevenire la presenza di cani vacanti e l’ibridazione lupo-cane – spiega Galletti - sono previste l’anagrafe canina, sanzioni più pesanti per chi abbandona o non custodisce a dovere i cani padronali, incentivi alle sterilizzazioni, vaccinazioni gratuite, campagne di sensibilizzazione: nulla che faccia riferimento all’eutanasia o all’abbattimento”.

    Ispra: Sostenibilità ambientale dell'uso dei pesticidi. Il bacino del fiume Po.

    Alcuni pesticidi sono ancora presenti nelle acque superficiali e sotterranee italiane, pur essendone proibito l’utilizzo da decenni. L’atrazina, ad esempio, bandita da 25 anni, è ancora rilevata, anche se in basse concentrazioni, nei fiumi e nelle acque sotterranee: ci vogliono 8 anni affinché la concentrazione della sostanza nel fiume Po si dimezzi; nelle acque sotterranee del Bacino, invece, l’atrazina rimane stabile e a livelli circa 4 volte più alti rispetto ai corsi d’acqua. Il motivo? Nelle acque sotterranee vengono a mancare quasi del tutto i meccanismi di degradazione e la concentrazione evolve con i tempi di ricambio estremamente lenti delle falde. Il rischio pesticidi è ancora sottostimato: lo dimostrano le lacune conoscitive in tema di effetti cumulativi e una regolamentazione in cui la valutazione del rischio sia fatta sulle singole sostanze. Dopo un lungo monitoraggio, iniziato nel 2003, l’ISPRA ha pubblicato il report “Sostenibilità ambientale dell’uso dei pesticidi – il Bacino del Po”; per oltre dieci anni, gli esperti dell’Istituto hanno studiato l’evoluzione della contaminazione da pesticidi nel bacino del fiume Po, il più importante d’Italia per dimensione e per concentrazione delle attività umane. E’ stata analizzata la presenza nel fiume e nelle acque sotterranee di alcuni erbicidi non più usati da anni (atrazina, simazina, alaclor) dimostrando che le sostanze possono persistere nell’ambiente più di quanto stimato in fase di autorizzazione. Le conclusioni ottenute per l’atrazina sono indicative di quello che può essere il destino ambientale di altri pesticidi: in particolare, per sostanze della stessa famiglia, come la terbutilazina, che è attualmente il principale contaminante del bacino del Po. Nel 2014, la sostanza è, infatti, presente nel 42,9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 5,4% di quelli delle sotterranee. Analoga diffusione si ha per il metabolita desetil-tebutilazina. È necessario inoltre considerare che nelle acque sono presenti miscele di sostanze diverse. Per alcune sostanze considerate “estremamente preoccupanti” non c’è una soglia di sicurezza per la salute e per l’ambiente: si tratta delle sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione (CMR), delle sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche e, infine, degli interferenti endocrini. L’atrazina, per esempio, è un interferente endocrino. La sostenibilità dell’uso dei pesticidi, pertanto, non può basarsi semplicemente sul rispetto di determinati limiti di legge, ma deve considerare la capacità degli ecosistemi di rispondere ai fattori di stress antropici e di ripristinare le condizioni precedenti, o almeno condizioni ecologicamente sostenibili (resilienza).

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    REGIONI

    Regione Toscana: Primo bilancio della legge sugli ungulati, Remaschi: "Siamo sulla strada giusta".

    Firenze, giovedì 23 febbraio - "I primi risultati della legge obiettivo sul contenimento degli ungulati ci dicono che siamo sulla strada giusta. Nel 2016, nonostante la legge sia stata attivata in ritardo in molte province, vi è stato un deciso aumento dei capi di cinghiale abbattuti (si è sfiorata quota centomila) e si è dato un primo contributo  nel ridurre una popolazione che in Toscana è 4,5 volte superiore al normale e che ha creato gravissimi danni all'agricoltura".

    E' questo il  commento dell'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi  ai primi dati, quelli relativi ai cinghiali, sulla legge 10 del 2016, approvata un anno fa  per contenere la popolazione  di cinghiali, caprioli, cervi e daini attraverso una intensificazione delle attività di caccia nelle aree agricole (quelle identificate come aree "non vocate").

    Il dato più generale, quello sui prelievi complessivi di cinghiali  effettuati in tutta la regione mostra un incremento netto rispetto agli altri anni con  93.306 capi abbattuti (erano stati 79.330 nel 2015 e 83.578 nel 2014 e 70.482 nel 2013).  A questo dato vanno poi aggiunti i numeri delle aziende faunistiche di alcune province che ancora non sono pervenuti alla Regione. 

    "Alla fine il dato reale sarà di circa 100.000 capi – commenta Remaschi – un numero significativo specie in un anno ancora sperimentale e nel quale non sono state poche le difficoltà incontrate: basti pensare ai disagi sull'operatività degli Atc dovuti a varie cause (tra cui una sentenza della Corte Costituzionale) e ai ritardi nell'applicazione della legge che si sono registrati in diverse province: l'attivazione è arrivata nel migliore dei casi a giugno, ma in alcuni casi solo a settembre, pochi giorni prima dell'inizio della stagione venatoria".

    "In così poco tempo – continua l'assessore -  non si poteva certo risolvere un problema che esiste da venti anni. Ma si è  cominciato a farlo avendo a disposizione una buona legge e grazie alla fattiva collaborazione dei cacciatori e delle associazioni di categoria". 

    Per Remaschi decisivi ai fini dei risultati attesi saranno i prossimi mesi: "La possibilità di fare caccia di selezione nei mesi in cui cominciano le semine, quindi da marzo in poi, potrà  diminuire considerevolmente i danni alle colture. Ho la speranza, credo fondata, che questo potrà aiutare  l' intero comparto agricolo a poter salvaguardare il frutto del proprio lavoro. La diminuzione degli ungulati permetterà anche di diminuire il numero degli incidenti sulle nostre strade che in troppi casi (una media di quasi 700 all'anno)  sono correlati alla presenza di cinghiali e caprioli".

    L'obiettivo della legge - Ma cosa prevede la legge n.10 del 2016? Il suo scopo, in un triennio, è quello di ridurre i conflitti generati dalla presenza di ungulati nelle aree antropiche, specie in quelle agricole, attraverso un incremento della pressione di caccia, in termini sia di entità dei prelievi, ma soprattutto di prolungamento dei tempi della caccia di selezione.

    Il conflitto è generato da una presenza elevatissima di queste specie: le stime ci parlano di una popolazione di oltre 200.000 cinghiali e di almeno altri 240.000 tra cervi, daini, caprioli e mufloni per un dato che è fra i più alti d'Europa, secondo solo all'Austria, e che è almeno 4,5 volte superiore alla media italiana.

    Con questa normativa si interviene  per diminuire la densità di ungulati in determinate zone del territorio regionale, denominate "aree non vocate". Queste zone coincidono con le aree agricole della Toscana (circa il 30 % del territorio). In queste aree, dove vi sono vigneti, oliveti, seminativi , vengono concentrati gli interventi, soprattutto per il cinghiale. Nel restante territorio (boschi, pascoli, terre incolte) viene mantenuta una gestione conservativa delle specie ungulate, in modo che esse siano in equilibrio con l'ambiente: in quest'ultime aree, quindi,  non vi sono particolari mutamenti gestionali a seguito della legge obiettivo.

    La caccia al cinghiale nelle aree "non vocate": primi risultati - Il prelievo di capi previsto dalla legge obiettivo è iniziato tra giugno e settembre del 2016: la prima Atc a partire è stata Firenze (15 giugno), l'ultima Grosseto (17 settembre).

    Dall'estate quindi è diventata operativa la parte più innovativa della legge, quella relativa al prelievo  nelle aree non vocate attraverso la tecnica della "selezione". Per potervi partecipare ogni cacciatore ha dovuto richiedere l''abilitazione attraverso  specifici esami (comprendenti anche una prova di tiro). I  9.000 cacciatori che hanno superato l'esame hanno poi potuto effettuare le proprie uscite di caccia ( ogni volta che esce il cacciatore deve darne comunicazione). La caccia di selezione ha portato, sino al 31 dicembre 2016, all'abbattimento di 4.581 cinghiali.

    Ma per avere il dato complessivo degli abbattimenti nelle aree non vocate a questo dato dobbiamo aggiungere altre due voci: il cosiddetto prelievo di "controllo" cioè effettuato esternamente all'attività venatoria dietro autorizzazione della Regione (e con il quale sono stati abbattuti altri 9.927 capi) e la caccia "in forma singola, girata e braccata" (6.653 capi abbattuti) effettuata nelle stesse aree non vocate durante il normale periodo della stagione venatoria.

    Complessivamente dunque  il totale dei cinghiali  abbattuti nelle aree non vocate, tra caccia di selezione, prelievo in controllo e caccia in forma singola è stato di 21.161.

    Se a questa cifra, 21.169, si aggiungono i 72.145 prelievi avvenuti in area vocata (quindi nelle aree delle attività più tradizionali di caccia) si ottiene il dato generale di 93.306 abbattimenti nel 2016.

    Regione Toscana: Piano lupo: Remaschi chiede al ministro una rapida approvazione.

    Venerdì 24 febbraio - Approvare quanto prima, e in maniera integrale, il piano nazionale per la conservazione del lupo.

    E' questa in estrema sintesi la richiesta che l'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi ha indirizzato al ministro dell'ambiente Gianluca Galletti all'indomani del nuovo rinvio del voto  in sede di Conferenza delle Regioni.

    Nella lettera indirizzata per conoscenza anche al ministro per le politiche  agricole Maurizio Martina, l'assessore esprime il suo pieno consenso al piano redatto dal ministero con tutte le 22 azioni, inclusa la deroga al prelievo nei casi previsti: "Ad un problema reale ed urgente come questo – sostiene Remaschi - le istituzioni devono dare una risposta quanto più efficace possibile utilizzando tutti gli strumenti a disposizione come avviene in tutte le altre nazioni europee interessate da questo  fenomeno".

    L'assessore motiva la sua posizione ricordando come la situazione sia divenuta insostenibile per gli allevatori toscani. Gli attacchi dei predatori, spiega l'assessore, vanno infatti ad aggiungersi alle numerose problematiche di tipo socio-economico ed infrastrutturale, determinando un rapido deperimento del numero delle aziende attive ed una forte crisi nelle poche che, con ogni sforzo, cercano di sopravvivere.

    "Sono infatti oltre 1.500 – sottolinea Remaschi - gli attacchi denunciati dagli allevatori solo nell'ultimo triennio, numeri da capogiro, che purtroppo non riescono ad esprimere la frustrazione dei molti che hanno persino smesso di segnalare le predazioni subite, ma che danno però l'idea della gravità del problema che stiamo vivendo".

    In questo contesto estremamente critico, dice Remaschi, la Regione ha cercato con ogni mezzo di restare vicina agli allevatori investendo somme ingenti in opere di prevenzione, supportando gli allevatori danneggiati mediante il rimborso dei danni subiti, finanziando piani di cattura dei cani vaganti e di alcuni esemplari di ibridi impiegando oltre 3 milioni di euro solo negli ultimi 3 anni.

    "Oggi però – evidenzia l'assessore - tutto questo non pare sufficiente di fronte ad un fenomeno che risulta ancora in espansione, con una forte crescita del numero di esemplari, soprattutto degli ibridi, ed una loro diffusione in aree contigue ai Paesi ed in alcuni casi persino alle aree urbane".

    Di qui dunque la determinazione a richiedere l'approvazione integrale del piano: "La non approvazione del piano, oppure lo stralcio di alcune delle azioni previste, equivarrebbe al mettere la testa sotto la sabbia, ignorando quanto sta avvenendo e non preoccupandosi delle evoluzioni future  si asseconderebbero magari le sensibilità di alcuni, ma si rappresenterebbe l'ennesima beffa nei confronti di quei piccoli allevatori, a cui chiediamo di essere custodi di un territorio senza però preoccuparsi delle loro sorti".

     

    Regione Puglia: Nuovo piano faunistico venatorio: conferenza di consultazione.

    Giovedì 23 febbraio - È stato pubblicato l’avviso di convocazione (nota prot. AOO_036_ 3488_del 23-02-2017) di una Conferenza di Consultazione e Valutazione Preliminare per la REDAZIONE DEL NUOVO PIANO FAUNISTICO VENATORIO REGIONALE, fissata per il giorno 10/03/2017, alle ore 10.30, presso la Sala Conferenze del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale, Lungomare N. Sauro 33, BARI.

    Consulta la sezione dedicata al Piano faunistico venatorio

     

    Regione Puglia: Piano-Lupi, Emiliano: “Ripristinare habitat naturale”.

    Mercoledì 22 febbraio - Intervenendo a margine della conferenza delle regioni sul cosiddetto “piano-lupi”, il presidente della Regione Puglia Emiliano ha dichiarato: “Il programma di abbattimento dei lupi mi ricorda una cosa triste: fare le liste di abbattimento di esseri viventi è una cosa che mi ripugna, quindi in tutta sincerità, credo che il nostro lavoro sia quello di tentare di tutelare l’habitat in modo tale che le varie componenti del ciclo si equilibrino da sole senza interventi umani. Non è semplice, ma ci possiamo riuscire introducendo quegli elementi di naturale riequilibrio che eviterebbero di colpire una specie che fino a pochi anni fa era a rischio di estinzione e che rappresenta un importantissimo elemento della catena dell’habitat”.

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