10/07/2017
    Cncn news 2.0

    Vertice internazionale G20. Principi di alto livello sulla lotta alla corruzione legati al commercio illegale della fauna selvatica e dei prodotti della fauna selvatica.
    Allegatoalla dichiarazione dei leaders G20: Lotta al commercio illegale fauna selvatica e prodotti fauna selvatica e al G20.

    AGENZIE E AUTORITA’

    Ispra: Rapporto sull’andamento climatico 2016. Anno XII.
    Venerdì 7 luglio - Il nuovo Rapporto Ispra “Gli indicatori del clima in Italia” illustra l’andamento climatico nazionale nel corso del 2016 e aggiorna la stima delle variazioni negli ultimi decenni. Giunto alla sua dodicesima edizione, il Rapporto si basa in gran parte su dati, statistiche, indici e indicatori climatici derivati dalle osservazioni di circa 1100 stazioni di monitoraggio meteo climatico, ed elaborati attraverso il Sistema SCIA (Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale, www.scia.isprambiente.it), realizzato dall’ISPRA in collaborazione con gli organismi titolari delle principali reti osservative presenti sul territorio nazionale. Temperatura media annuale Dopo il record di temperature toccato nel 2015, il 2016 è stato un anno meno bollente, ma comunque risulta il sesto più caldo per l’Italia almeno dal 1961. La temperatura media annuale rimane più alta di +1.35°C rispetto al trentennio di riferimento 1961-1990. L’aumento registrato in Italia è di poco superiore ai valori climatici globali del pianeta. La media annuale mondiale si attesta sui +1.31 °C, segnando un nuovo record nel 2016 per il terzo anno consecutivo. In Italia la stagione invernale 2016 è stata quella con anomalia termica più marcata, con un valore annuo medio di +2.15°C. Tutti i mesi del 2016 sono stati più caldi della norma: in particolare dicembre al Nord (+2.76°C), febbraio al Centro (+3.02°C) e aprile al Sud e sulle Isole (+2.99°C). Come per gli anni precedenti, anche per il 2016 l’anomalia della temperatura media annuale è dovuta leggermente di più alle temperature massime che alle temperature minime. Per quanto riguarda i mesi invernali le temperature sono state piuttosto miti e sia all’inizio che alla fine dell’anno, come negli anni precedenti, la quota neve è stata generalmente più alta rispetto alla media di lungo periodo. Siccità, precipitazioni ed eventi estremi Non sono mancati eventi di forte intensità, anche prolungati, come quelli che hanno colpito la Liguria e il Piemonte nella terza decade di novembre e hanno determinato valori di intensità di precipitazione molto elevati. I massimi sono stati registrati dalla stazione di Fiorino (GE, 236 m s.l.m.) della rete regionale della Liguria, in occasione dell’evento estremo del 22 novembre 2016: 583 mm di precipitazione cumulata giornaliera e 100.8 mm di precipitazione cumulata in un’ora. Tuttavia, l’aspetto più rilevante del 2016 è stato forse la persistenza di condizioni siccitose, parzialmente alleviate dalle piogge primaverili. La seconda parte del 2016 è stata caratterizzata da periodi prolungati di carenza o addirittura assenza di piogge su diverse aree del territorio nazionale, che a fine anno hanno riportato le risorse idriche generalmente su livelli molto bassi. In generale le precipitazioni annuali sono state complessivamente inferiori alla media climatologica del 6% circa. Il valore più elevato del numero di giorni asciutti, cioè con precipitazione inferiore o uguale a 1 mm, è stato registrato a Capo Bellavista (NU) con 334 giorni, seguito da Catania Fontanarossa e Siracusa con 333 giorni Per le regioni nord-orientali, la Lombardia, le Marche e diverse aree del Centro, del Sud e delle Isole, tutto il mese di dicembre è stato praticamente asciutto. Le località di Castellari (SV) con 125 giorni e Capo Bellavista (NU) con 114 giorni consecutivi di mancanza di pioggia hanno avuto l’indice più alto di siccità (numero massimo di giorni asciutti consecutivi) nel 2016. Il carattere prevalentemente secco del 2016 è confermato dal valore medio nazionale di umidità relativa, che con un’anomalia media di -2,4% rappresenta il quarto valore più basso dal 1961. Ondate di calore Nonostante le anomalie termiche medie siano state intense e positive su molte regioni, non si sono verificate nel 2016 ondate di calore particolarmente intense e durature. Considerando l’indice rappresentativo delle onde di calore (Warm Spell Duration Index), il 2016 si colloca solo al 19° posto della serie dal 1961, inferiore a quello dei 5 anni precedenti Temperatura superficiale dei mari italiani Con un’anomalia media di +0.99°C rispetto al periodo di riferimento 1961-1990, il 2016 si colloca al 4° posto della serie, dopo il 2015, il 2012 e il 2014. Come per la temperatura dell’aria, i mesi invernali e aprile hanno avuto un peso importante nel determinare il valore dell’anomalia media annuale.


    REGIONI

    Regione Veneto:Incrementato il prelievo di cinghiali nel Parco dei Colli Euganei: l’obiettivo è raggiungere duemila capi all’anno.
    Giovedì 6 luglio - Sono ben 770 i cinghiali abbattuti in questi primi sei mesi del 2017 nel territorio del Parco dei Colli Euganei, con una notevole accelerazione nei prelievi avvenuta negli ultimi due mesi: 258 a maggio e 284 a giugno.
    “Stiamo gradualmente allineandoci alla tabella di marcia che ci eravamo prefissi – spiegano gli assessori regionali al territorio e parchi e all’agricoltura e caccia – e che prevede l’abbattimento di duemila capi all’anno, in modo da poter ristabilire nell’area del Parco condizioni migliori per i residenti e gli agricoltori, i quali hanno subito una vera e propria aggressione negli ultimi anni, dovuta all’incontrollato proliferare di questi animali”.
    “Le scelte della Giunta Regionale – proseguono i due assessori – stanno dimostrando la loro validità. Grazie a una delibera approvata il marzo scorso, ad esempio, è stato possibile assumere nuovamente gli operai della squadra faunistica, raddoppiandone i componenti e ottenendo il netto incremento di prelievi sin da aprile. Un risultato dovuto anche all’attività dei selecontrollori che, completati i corsi, hanno aumentato le loro uscite sino a 4 alla settimana”.
    Nel prossimo fine settimana, infine, sarà organizzato il primo modulo per cacciatore formato che consentirà ai selecontrollori di uscire in autonomia.
     
    Regione Marche: approvato il calendario venatorio 2017/2018.
    Giovedì 6 luglio - Il calendario venatorio inizierà il 2 settembre prossimo e si concluderà il 10 febbraio 2018. Lo ha deciso la giunta regionale nel corso dell’ultima seduta, su proposta dell’assessore alla Caccia, Moreno Pieroni. La stagione faunistica 2017/2018 prevede anche un periodo di preapertura per alcune specie. Nei giorni 2 - 3 - 6 – 9 – 10 settembre, infatti, è consentito il prelievo della tortora, colombaccio, cornacchia grigia, ghiandaia, gazza, alzavola, germano reale, dalle ore 05:30 alle ore 12:00 e dalle ore 17:00 alle ore 19:30. Nei giorni 11 e 13 settembre oltre alle specie sopra citate è consentito il prelievo della quaglia anche con l’uso del cane dalle ore 05:30 alle ore 12:00
    Per quanto riguarda la caccia alla selvaggina stanziale, l’inizio è fissato il 17 settembre 2017 e terminerà il 26 novembre 2017. L’addestramento dei cani avrà inizio dal 16 agosto 2017.
    Anche per quest’anno  le aperture per la caccia al cinghiale sono calendarizzate su base provinciale: Ancona e Pesaro Urbino dal 1 novembre al 21 gennaio 2018; Macerata dal 22 ottobre al 21 gennaio 2018; Fermo e Ascoli Piceno dal 15 ottobre al 14 gennaio 2018.
    Il calendario approvato dalla giunta,  come sempre, stabilisce che la fauna stanziale e migratoria abbattuta sia annotata sul tesserino venatorio subito dopo l’abbattimento e che i cacciatori devono riconsegnare all’ATC di riferimento il tesserino di caccia entro il 12 marzo 2018.
    Per quanto riguarda il prelievo in deroga è stato concesso per lo storno, il piccione e la tortora dal collare nei giorni di apertura anticipata della caccia previsti dal calendario venatorio 2017/2018 e nel periodo compreso tra la terza domenica di settembre e il 10 settembre 2017 per lo storno e nel periodo compreso tra la terza domenica di settembre e il 31 dicembre 2017 per il piccione e la tortora.
    “ Le motivazioni che hanno spinto ad attivare la deroga del piccione e della tortora – spiega l’assessore Pieroni -  sono da ricondurre, tra l’altro, all’esigenza di contenere i danni provocati da queste specie alle colture agricole e in particolare nelle aree colpite dal sisma. In sostanza si tratta di non aggiungere ulteriori danni al mondo agricolo dei Comuni del cratere,  già fortemente provato.”
    Anche per il prelievo in deroga, l’obbligo di annotazione sul tesserino venatorio, nella parte riguardante le deroghe, subito dopo l’abbattimento così come disposto dall’art. 12 comma 12bis della Legge n. 157/92.

    Regione Abruzzo: Cinghiali: Pepe scrive al mondo venatorio.
    Venerdì 7 luglio - L'assessore alle politiche agricole, Dino Pepe, ha inviato una lettera al mondo venatorio abruzzese. " "Esiste un grido di dolore che impone responsabilità e concretezza delle Istituzioni obbligate a lavorare per trovare soluzioni tangibili e reali, nell’ambito del rispetto della normativa vigente - scrive l'assessore Pepe - Mi riferisco all’emergenza cinghiali. Un “grido di dolore” che ci siamo imposti di contribuire ad attenuare attraverso le uniche armi che conosciamo: il lavoro, il dialogo e il rispetto delle regole. Per fare questo è necessario il sostegno del mondo della caccia, degli ATC, degli agricoltori, delle associazioni di categoria, dei cittadini, che ci chiedono soluzioni concrete; che prevede il necessario coinvolgimento dei sindaci e dei prefetti, che per noi rappresentano un punto di riferimento prezioso per capire il disagio che si avverte nelle realtà decentrate. Con convinzione - ha aggiunto Pepe - proseguiamo per la nostra strada, accelerando il passo, se possibile, perché ogni ritardo nell’azione di contrasto, soprattutto nel periodo in cui è necessaria la massima tutela del seminato, vale a dire mandare in rovina un anno intero di sacrifici di una impresa; significa mettere a repentaglio la vita delle persone ed ogni giorno in cui vengono intralciate le attività messe in campo dal “protocollo concreto di intervento” significa alimentare questa minaccia. Per anni - ha sottolineato l'assessore - si è consolidato un sistema deludente, incapace di soddisfare le perdite degli agricoltori, di attivare una valida programmazione di monitoraggio e controllo della popolazione dei cinghiali e di salvaguardare, cosa ancora più importante, le vite umane e la pubblica incolumità". "Sulla tematica dell'emergenza cinghiali ci siamo mossi con i competenti Uffici regionali che, a seguito della riorganizzazione, sono stati implementati di necessarie ed adeguate figure tecniche, predisponendo ed attuando una strategia d'azione ampiamente condivisa con tutte le componenti. Per ridurre gli impatti della specie sul territorio regionale ritengo, senza tema di smentita, che siano state incluse, in detta strategia, tutti gli strumenti in possesso della Regione ma abbiamo la convinzione che sia necessario da parte di tutti, a partire dalle Istituzioni, un ulteriore sforzo. Ora ci troviamo in un momento cruciale della “nuova organizzazione del sistema venatorio in Abruzzo” perché il legislatore ha inteso modificare le dinamiche da sempre insite nella gestione e nella organizzazione dei rapporti tra gli attori principali di questa vicenda. Porteremo avanti le battaglie che, attraverso il dialogo, ci sono state presentate come prioritarie: maggiore trasparenza ed eliminazione di coni d’ombra nell'amministrazione della “cosa pubblica”, preminenza degli interessi di tutti, procedure di evidenza pubblica e rispetto delle normative". L'assessore Pepe, poi, illustra le proposte: "La caccia di selezione tutto l'anno, ovvero la possibilità per i cacciatori coordinati dagli Atc, di prelevare il cinghiale anche al di fuori del canonico periodo di caccia, consentendo di abbatterli anche nei periodi di maggior danno alle produzioni agricole, è stata una scelta che intendiamo difendere con determinazione. Così come la modifica al Regolamento degli ungulati che ha riaperto la caccia in squadra anche nelle aree non vocate. Territori, questi, in cui, malgrado la presenza massiccia della specie nelle aree coltivate, questo tipo di caccia era paradossalmente vietata nel precedente testo. Abbiamo avviato i lavori per la predisposizione del nuovo piano faunistico venatorio regionale, fermo al 1992 - rivendica Pepe - che è lo strumento essenziale di programmazione e pianificazione faunistico-venatorio. Con atto deliberativo n. 823/2016 abbiamo predisposto le linee guida sulla filiera delle carni di fauna selvatica, necessarie per l’attuazione di un intervento specifico del PSR 2014/2020 (bando che verrà pubblicato nei prossimi giorni) sulle micro filiere. Questi provvedimenti daranno un importante impulso alla valorizzazione ed alla commercializzazione di queste carni, ampiamente disponibili soprattutto durante l’attività venatoria sul nostro territorio con l’attivazione dell’attesa svolta di trasformare questa calamità in risorsa. Gli interventi attuati, fino ad oggi e nel loro complesso (compresa la caccia in braccata), hanno consentito di abbattere circa 10.000 cinghiali con una probabile evidente ricaduta positiva in termini di riduzione del danno e conseguente riduzione della spesa pubblica regionale. I dati definitivi saranno forniti nei prossimi mesi, allorquando gli ATC presenteranno il piano di assestamento faunistico per il cinghiale.
    Per quanto concerne gli specifici dati degli abbattimenti relativi alla sola caccia di selezione, attivata da solo un anno, si evidenzia una distribuzione territoriale degli abbattimenti molto eterogenea che lascia trasparire una ampia differenza circa il diverso impegno profuso dai singoli Enti attuatori e dal mondo venatorio. Lo faremo, come sempre, attraverso - conclude Pepe - un dialogo fitto e costruttivo con tutti coloro che credono in questo percorso, convinti come siamo della necessità di cambiare rotta rispetto al passato".

    Regione Molise: A Isernia si è fatto il punto sulla caccia.
    Isernia, venerdì 7 luglio - A Isernia in occasione dell’incontro fissato dal Prefetto, Fernando Guida che ha riunito a Palazzo di Governo i sindaci dei comuni della provincia pentra e i rappresentanti degli agricoltori locali per discutere dell’emergenza cinghiali che sta mettendo in ginocchio il territorio. Espressa da tutti i presenti la preoccupazione per l’eccesiva presenza di ungulati causa di ingenti danni, nonché un serio pericolo per l’incolumità dei cittadini. Ribadito l’impegno della Regione Molise volto a fronteggiare il problema, nell’occasione il Consigliere delegato alla caccia, Cristiano Di Pietro ha illustrato ai presenti tutte le iniziative messe in campo per migliorare e riformare il mondo venatorio molisano, con la speranza di contenere e riportare in equilibrio la popolazione di questa specie cresciuta a dismisura. Una questione portata anche all’attenzione di Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni. A lui è stata esposta l’esigenza di aggiornare la legge n. 157 del ’92, in particolare nella parte in cui stabilisce i limiti temporali per la caccia al cinghiale per consentire il prelievo venatorio degli ungulati quattro mesi consecutivi per quattro giornate la settimana. Istituita e attivata inoltre, la caccia di selezione con il parere favorevole dell’Ispra. Discorso a parte per il calendario venatorio 2017/2018 e il Regolamento che purtroppo hanno subito una battuta d’arresto in II Commissione Consiliare, la quale effettivamente non ha espresso un parere (favorevole o non favorevole), bensì un “parere non dato”. Di conseguenza la Giunta regionale non può procedere con l’iter di approvazione finale, in quanto deve necessariamente disporre del testo licenziato dalla Commissione competente esclusivamente con esito “favorevole” o “non favorevole”. Un’inaccettabile situazione di stallo dovuta a motivi politici e di puro ostruzionismo, che di fatto blocca un ottimo calendario redatto insieme alle associazioni e ascoltando il territorio. A margine dell’incontro il Prefetto si è impegnato a interloquire con il Presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Cotugno per scongiurare questa impasse, nonché segnalare al Ministero delle Politiche Agricole la situazione causata da queste specie ormai così dannosa. I sindaci presenti si sono detti invece pronti anche a protestare davanti la Regione e ad adottare qualsiasi atto propedeutico volto a sbloccare questa situazione.

    Regione Friuli Venezia Giulia: Caccia e polemiche: alcune note tecniche.
    Mercoledì 5 luglio - A seguito delle immancabili polemiche apparse sulla stampa locale, espresse dagli anticaccia e riferite ad alcune delle più importanti modifiche alla legge regionale sulla caccia, approvate venerdì scorso in Consiglio Regionale, risulta opportuno fare alcune precisazioni. Innanzitutto le norme oggetto di contestazione, risultano essere proprio le più importanti del testo normativo, depositate dal consigliere regionale Mara Piccin (FI), da sempre vicina al mondo venatorio friulano:
    il testo normativo che prevede l’intervento delle Riserve nelle attività di recupero e abbattimento dei soli capi ungulati gravemente feriti causa sinistro stradale, è stato ripreso dai contenuti del protocollo d’intesa stipulato in tal senso tra la Prefettura e l’ex Provincia di Udine, che recava medesime disposizioni; l’affidamento dei capi investiti e poi abbattuti, alle Riserve di caccia, è giusto e doveroso (così come avviene nei vicini Veneto Trentino), in quanto sono le Riserve che gestiscono le popolazioni faunistiche presenti sul territorio, inoltre, le stesse, sono dotate di strutture adeguate per trattare e verificare la salubrità delle carni, grazie anche alla recente istituzione dei macelli per la fauna selvatica, esigenza mutuata direttamente dalla normativa comunitaria.
    Per quanto riguarda il numero dei 25 colombacci prelevabili giornalmente (sono sempre stati solo 5 in Friuli Venezia Giulia), si sappia che tale cifra corrisponde esattamente al quantitativo prelevabile per la selvaggina migratoria, indicato dallo stesso I.S.P.R.A., nei confronti di una specie cacciabile e in costante aumento a livello europeo e nazionale, altresì foriera di danni all’agricoltura, soprattutto a carico delle coltivazioni di soia e girasole.
    La norma che dispone poi, quando elevare il verbale a seguito di violazioni evincibili dagli obblighi di annotazione sul tesserino regionale, non limita affatto gli organi di vigilanza venatoria a effettuare i controlli, solamente la stessa potrà elevare i verbali amministrativi sulla base di quanto indicato dal legislatore nazionale in materia, ovvero al cacciatore trovato in possesso di armi e arnesi da caccia o durante l’esercizio venatorio : questo consentirà alla vigilanza di provare in maniera del tutto fidefacente le violazioni, evitando inoltre di far incorrere la Regione ad eventuali soccombenze in fase di giudizio, a seguito dei potenziali innumerevoli ricorsi, innescati verso verbali elevati d’ufficio, anche dopo molti anni, come già era avvenuto in passato in questa Regione.
    Infine l’aumento degli orari e del periodo per la caccia al cinghiale si allinea con le indicazioni I.S.P.R.A. volte al controllo di questo ungulato, nonché agli scopi dello stesso Piano Venatorio Regionale, il quale prevede l’eradicazione del cinghiale su tutto il territorio della pianura, sia per i danni causati all’agricoltura, sia per questioni legate all’incolumità dei cittadini, a causa dell’attraversamento notturno delle strade, da parte di questa specie.

    Regione Friuli Venezia Giulia: La Regione sostiene candidatura Tagliamento a riserva Unesco.
    Martedì 4 luglio - La Regione sosterrà la candidatura del bacino del Tagliamento a “Riserva della biosfera” dell’Unesco, avanzata dal Wwfeuropean alpine programme (Ealps), attraverso la stipula di un protocollo d’intesa con il Veneto, i Comuni, i Gruppi di azione locale (Gal), le associazioni ambientaliste e altri soggetti portatori di interesse. Lo ha stabilito la giunta regionale, su proposta degli assessori all’Ambiente e alle Infrastrutture, Sara Vito e Mariagrazia Santoro. Le riserve della biosfera sono aree riconosciute in base all’iniziativa dell’Unesco “Man and the biosphere” (Mab), programma intergovernativo avviato nel 1971, il cui scopo è promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra la comunità umana e gli ecosistemi, e costituiscono zone identificate da Unesco con finalità più orientate al coinvolgimento dei modelli di sviluppo locale rispetto ai siti riconosciuti come Patrimonio mondiale. Si tratta di zone che comprendono ecosistemi terrestri, marini/costieri o una combinazione degli stessi, nelle quali vengono promosse attività di cooperazione scientifica, ricerca interdisciplinare e sostenibilità ambientale con il coinvolgimento delle comunità locali. Nel complesso sistema delle aree naturali di pregio quella del Tagliamento rappresenta un sistema d’eccellenza in quanto vi si trova l’ultimo grande fiume dell’Europa centrale che ancora scorre liberamente. Il suo greto ghiaioso costituisce un vero e proprio corridoio per le specie in migrazione che merita di essere valorizzato. Il letto del medio corso, in particolare, è un ecosistema lungo 90 chilometri unico nel nostro continente, in cui le acque si ramificano in canali intrecciati tra isolette di ghiaia e sabbia, studiato da numerosi ricercatori ed eletto come esempio per progetti di ripristino fluviale. Come ha spiegato Vito “il WwfEalps, promotore e coordinatore dell’iniziativa, redigerà il dossier di candidatura con il coinvolgimento dei portatori di interesse locali, oltre che di tutte le amministrazioni comunali e delle due Regioni. Il documento verrà quindi trasmesso al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e poi inoltrato al comitato Unesco di Parigi”. L’assessore ha sottolineato che “l’attenzione dell’Unesco si è progressivamente focalizzata, a partire dalla ‘Dichiarazione di Rio’ e dall’adozione della Convenzione sulla diversità biologica, sull’individuazione di aree e pratiche tradizionali per la salvaguardia e la valorizzazione degli ecosistemi, ponendo al centro della propria indagine modelli di gestione promossi a livello locale e l’attuazione di politiche di sviluppo sostenibile. Questa è quindi un’occasione che la nostra Regione non deve perdere per valorizzare l’area del Tagliamento”. Ricordando che analogo appoggio è stato espresso per l’istituzione delle “Riserve della biosfera” dell’Area marina protetta di Miramare e della costiera triestina e del Parco delle Prealpi Giulie, Vito ha rimarcato “la volontà che l’attività della Regione avvenga in modo sempre più coordinato e sinergico con tutto il territorio, in particolar modo con i Comuni”. Il protocollo d’intesa non modifica gli strumenti urbanistici e di programmazione vigenti in quanto volto a promuovere le iniziative territoriali ed economiche in un’ottica di sviluppo sostenibile, dando particolare rilievo alle attività culturali, agricole, artigianali, commerciali, di pesca e turistiche locali.

    Regione Lazio: Pubblicato il calendario venatorio.
    Merco,ledì 5 luglio - La stagione venatoria nel Lazio si aprirà il prossimo 17 settembre e si concluderà il 31 gennaio 2018, con due giornate di preapertura, il 2 e il 10 settembre 2017 (dalle ore 5,40 alle ore 19,40) e dieci giornate di posticipo dall’1 al 10 febbraio 2018.
    A stabilirlo è il nuovo calendario venatorio 2017/2018 con decreto del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in conformità con le disposizioni normative comunitarie e nazionali.
    Il calendario, approvato entro i termini previsti dalla legge regionale n.17 del 1995, è il prodotto di un lavoro condiviso con le associazioni venatorie, agricole e ambientaliste rappresentate al tavolo faunistico-venatorio regionale e dell’acquisizione dei pareri dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
    Il lavoro di condivisione dei soggetti interessati, ha consentito di riconoscere e indicare già a partire dal mese di giugno, anche le giornate di preapertura e posticipo che caratterizzeranno la stagione venatoria 2017/2018.
    Nel dettaglio, la caccia è consentita per l’intera stagione venatoria tre giorni per ogni settimana, che il titolare della licenza può scegliere tra lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica.
    Le specie potranno esser cacciate secondo il seguente calendario: dal 17 settembre al 30 ottobre la quaglia; dal 17 settembre al 10 dicembre la lepre europea; dal 17 settembre al 31 dicembre il coniglio selvatico e fagiano; dal 17 settembre al 31 gennaio 2018: alzavola, beccaccino, canapiglia, codone, fischione, folaga, frullino, gallinella d’acqua, germano reale, marzaiola, mestolone, moriglione, pavoncella, porciglione, volpe; dal 20 settembre al 31 dicembre il merlo; dal 1 ottobre al 30 novembre la starna; dal 1 ottobre al 31 dicembre l’allodola; dal 1 ottobre al 20 gennaio 2018: beccaccia, cesena, tordo bottaccio e tordo sassello; dal 1 ottobre al 31 gennaio 2018: colombaccio, cornacchia grigia, gazza, ghiandaia; dal 1 ottobre al 31 gennaio il cinghiale (unica caccia, sia in modalità singola che collettiva, per cui è consentito l’ausilio del cane).
    Per i turdidi, l’Assessorato all’Agricoltura, Caccia e Pesca ha intenzione di predisporre un atto a parte per uniformare la chiusura a quella delle Regioni limitrofe.
    L’addestramento e l’allenamento dei cani è consentito, senza possibilità di sparo, dal 26 agosto al 14 settembre 2017, con esclusione dei giorni 2 e 10 settembre, dal sorgere del sole alle ore 19.00; mentre, nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS), è consentito dal 2 al 14 settembre.
    Dal 17 settembre al 31 gennaio 2018 è vietato l’addestramento e l’uso del cane nelle giornate in cui il conduttore non è in esercizio venatorio e nelle giornate di martedì e venerdì di ciascuna settimana. L’attività è invece consentita qualora il conduttore annoti la giornata di caccia sul tesserino venatorio.
    Per la caccia al cinghiale, fermo restando il numero massimo di giornate che per la stagione 2017/2018 è pari a 41, l’effettiva fruizione viene modulata: in forma collettiva in squadre autorizzate i giorni 1, 8, 15, 22, 29 di ottobre, i giorni 1, 4, 5, 11, 12, 18, 19, 25, 26, 29 di novembre, i giorni 2, 3, 6, 9, 10, 13, 16, 17, 20, 23, 27, 30, 31 di dicembre, i giorni 3, 6, 7, 10, 13, 14, 17, 20, 21, 24, 27, 28, 31 di gennaio; in forma singola, invece, è consentita nel periodo 1 novembre – 31 gennaio 2018, tre giorni per ogni settimana, fra lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica.
    Nelle giornate di preapertura del 2 e 10 settembre, con esclusione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), è consentita la caccia alle specie: cornacchia grigia, gazza, ghiandaia, merlo e tortora. L’esercizio venatorio è consentito solo da appostamento fisso o temporaneo, senza l’ausilio del cane.
    Nelle giornate di posticipo dall’1 febbraio al 10 febbraio è consentita la caccia alla specie: colombaccio, cornacchia grigia, gazza, ghiandaia. L’esercizio venatorio è consentito solo da appostamento fisso o temporaneo, senza l’ausilio del cane.
    Il calendario venatorio

    Regione Veneto: Consiglio regionale: presentato un progetto di legge per i prelievi in deroga a supporto della delibera di Giunta.
    Lunedì 3 luglio - I Consiglieri regionali Maurizio Conte (Lista Tosi) e Giovanna Negro (Veneto del Fare) hanno presentato alla Presidenza del Consiglio un Progetto di legge per la stagione venatoria 2017/18 relativo all’applicazione del regime dei prelievi in deroga così come già previsto dalla direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
    Il Progetto di legge, composto di due articoli e due allegati, dispone l’attivazione nel Veneto del regime derogatorio di cui all’articolo 9 della Direttiva, limitatamente alla stagione venatoria 2017-2018, chiarendo quali siano le specie ammesse al regime stesso (storno, fringuello, frosone, peppola, pispola e prispolone) e quali sono i carnieri massimi (giornaliero e stagionale) per singolo cacciatore. Nello stesso Progetto vengono inoltre definite quali sono le incombenze da assolvere (a livello provinciale, a livello regionale ed in capo ai singoli cacciatori) per assicurare il monitoraggio quindicinale previsto dall’articolo 2 ter, comma 1, della legge regionale n. 13 del 12 agosto 2005.
    “Come previsto dalla normativa nazionale – spiega il Consigliere Conte – l’applicazione della presente legge regionale necessiterà poi di specifica successiva delibera che stabilisca quali sono i periodi di caccia consentiti e il limite massimo di prelievo a livello regionale per singola specie. I prelievi venatori in regime di deroga, regolamentati a livello comunitario da quasi trent’anni dalla direttiva 409/79/CEE, sono stati recepiti a livello di ordinamento nazionale dall’articolo 19 bis della legge n. 157 del 1992, ma nei primi anni di applicazione della citata legge-quadro nazionale si è dovuto affrontare il problema causato da incertezze interpretative su taluni contenuti della legge medesima, le quali hanno determinato, ‘a cascata’, situazioni diffuse di non corretto recepimento della direttiva e quindi l’avvio di procedure di infrazione. Oggetto di rilievo negativo era soprattutto la connotazione di ‘ordinarietà’ dei prelievi, che si riteneva di desumere da disposizioni autorizzative a carattere pluriennale”.
    “A livello di ordinamento regionale del Veneto – prosegue il Consigliere –  l’istituto dei ‘prelievi in deroga’ è stato recepito dalla legge regionale n. 13 del 2005 che, per le ragioni sopra illustrate, è venuta ad assumere la connotazione di una legge-quadro non autoapplicativa, la cui concreta applicazione non costituisce più un automatismo a cadenza annuale e a tempo indeterminato, bensì può essere oggetto di specifica attivazione. L’applicazione per la stagione venatoria 2017-2018 delle disposizioni consente, nel rispetto di condizioni applicative e di controllo assai rigide, di sottoporre ad un limitato prelievo specie che risultano in buono stato di conservazione, ma non sono inserite negli elenchi delle specie cacciabili in Italia, in tal modo conseguendosi congiuntamente, fermo restando beninteso il carattere non ordinario dei prelievi in deroga, sia un pur modesto soddisfacimento di una “domanda venatoria” fortemente legata alle tradizioni culturali venete ed una tendenziale diminuzione della pressione venatoria sulle specie “ordinariamente cacciabili” che coinvolge un numero molto relativo di appassionati”.
    “Il rispetto dei massimali di prelievo è garantito dal sistema di monitoraggio quindicinale già sperimentato con successo dalla Regione Veneto” conclude Conte. “Questo sistema, la cui congruità è stata a suo tempo pienamente riconosciuta dai competenti uffici comunitari, ha consentito, sulla base di una pronta e responsabile adesione del mondo venatorio, non solo di precostituire riscontri convincenti nell’ambito della citata procedura di infrazione, ma anche di raccogliere dati statistici relativi ai prelievi che consentiranno in futuro di attivare una vera e propria banca dati”.

    Regione Veneto: Lupo, Assessore Pan: “Ora al lavoro per un piano di controllo”.
    Lunedì 3 luglio - “Intendo sottoporre all’attenzione della Giunta regionale una ipotesi di piano di controllo della presenza del lupo in Veneto, che preveda, tra i vari interventi contemplati dalle normative vigenti, la possibilità di traslocare gli esemplari in sovrannumero e di sterilizzare le femmine in età di riproduzione”. E’ quanto annuncia l’assessore regionale all’Agricoltura e alla caccia, Giuseppe Pan,  sollecitato dal dibattito in corso su come gestire la presenza dell’animale predatore sugli altopiani della Lessinia e di Asiago e nella fascia pedemontana veneta.
    “Ho ereditato il progetto comunitario Life– Wolfalps, recepito da una delibera nel 2013 – premette l’assessore – Mi sono trovato a gestire una situazione difficile, con gli allevatori da una parte e gli animalisti dall’altra. Ha adottato un approccio pragmatico e concreto, da buon amministratore, lasciando da parte le ideologie e affrontando i problemi, nel rispetto delle leggi, italiane ed europee, secondo le soluzioni tecniche a disposizione e le risorse disponibili”.
    Nel 2016 – ricorda Pan – l’assessorato regionale si è adoperato per finanziare e far installare 20 recinti elettrificati, consegnati agli allevatori in Lessinia, e per accelerare le procedure di rimborso per gli allevatori colpiti dalle predazioni dell’animale selvatico.
    “Nel corso del 2016, utilizzando i capitoli di bilancio relativi ai danni da fauna selvatica – precisa l’assessore – la Regione Veneto ha stanziato 40 mila euro per risarcire gli allevatori in Lessinia. (risarcimenti quantificati secondo il valore di mercato comunicato dall’Associazione regionale degli allevatori) e quasi 100 mila euro per installare recinzioni elettrificate, dissuasori acustici e altre azioni di prevenzioni, come cani da pastore abruzzesi. E attualmente sta procedendo con le fasi istruttorie per i pagamenti delle predazioni del 2017 “.
    “Entro luglio 2017 – aggiunge – risulteranno installati in Veneto 180 recinti elettrificati (60 in Lessinia, 60 Asiago, 60 Belluno) e saranno incaricati 3 assistenti agli allevatori, più una figura di supporto e una figura di tutor per la gestione dei lupi nelle tre aree”.
    L’assessore ha istituito e reso operativo il Tavolo regionale per la gestione composto da tre gruppi tecnici al lavoro per le aree interessate (Lessinia, Altopiano Asiago e Grappa).
    Complessivamente – ricorda l’assessore – con il progetto Wolfalps sono stati stanziati dal 2014 a oggi, per gestire la presenza del lupo in veneto, 560.000 euro, di cui 430.000 finanziati dall’Ue e 130.000 cofinanziati dalla Regione  (indennizzi a parte).
    “Ad oggi queste risorse previste dal progetto Wolfalps sono esaurite – avverte l’assessore – La naturale scadenza del progetto sarà nel giugno 2018 e la mozione approvata dal Consiglio regionale del Veneto impegna la Giunta a non aderire più al progetto comunitario. Ma la presenza del lupo resta comunque tutelata dalle direttive comunitarie e dalla normativa nazionale”
    Pan ricorda, infatti, che il governo italiano ha recepito la direttiva europea “Habitat” del 92/43/Cee,  modificata ed integrata nel 2003, che definisce il lupo “specie di interesse comunitario”, da conservare e rigorosamente protetta.
    “Tuttavia la norma in questione – osserva l’assessore –  prevede la possibilità di deroga di divieti cattura e abbattimento (se non si pregiudica il loro mantenimento e stato di conservazione), previa autorizzazione del Ministero Ambiente e Tutela Territorio e dell’Ispra- Chiederò, quindi, in una delle prossime riunioni della Commissione Politiche Agricole, insieme ad altre regioni, tra cui la Toscana, che venga discusso il Piano di gestione e conservazione a livello nazionale, già rinviato una prima volta nel febbraio 2017.
    “E chiederò, inoltre – – conclude Pan –  che la Conferenza Stato Regioni discuta ulteriori risorse finanziarie complementari per sostenere gli interventi di prevenzione e compensare le perdite di reddito con liquidazione dei danni, visto che in Veneto tali risorse sono terminate. Solo se la questione verrà affrontata su scala interregionale, con il coinvolgimento diretto del ministero per l‘Ambiente, sarà possibile prevenire i rischi causati da questa specie predatoria e contenere in maniera concreta ed efficace i danni agli allevamenti ”.


    ASSOCIAZIONI


    Coldiretti Marche: Ascoli-Fermo, troppi danni da cinghiale. Bene anticipo apertura caccia.
    Con l’aggravarsi dei danni causati alle coltivazioni dai cinghiali, l’anticipo della caccia di quindici giorni risponde alle nostre richieste avanzate a tutela degli agricoltori. A sostenerlo è la Coldiretti Ascoli Fermo dopo la decisione della Regione di fissare al 15 ottobre, invece che al 1° novembre, l’inizio dell’attività venatoria per gli ungulati esclusivamente per il territorio piceno e fermano. La proposta rientrava nel piano presentato dalla stessa Coldiretti nel corso di un incontro con i sindaci delle due province del territorio svoltosi ad Amandola, per fermare il proliferare degli animali selvatici che stanno rendendo sempre più difficile l’attività delle aziende agricole, oggi letteralmente assediate, con colture devastate e animali sbranati.
    Ma per gli agricoltori ascolani e fermani c’è anche un’altra buona notizia. “Stiamo predisponendo gli atti assieme agli Ambiti territoriali di caccia (Atc) per il pagamento dei danni relativi al 2015 – spiegano Paolo Mazzoni, presidente di Coldiretti Ascoli Fermo, e il direttore Alessandro Visotti -. Un segnale importante dopo gli inaccettabili ritardi nell’arrivo degli indennizzi per il 2014, con la speranza di potersi mettere ‘al passo’ ed evitare lungaggini che non fanno altro che esasperare le aziende agricole, al punto che sono ormai in molti a non denunciare più i danni subiti”. Secondo un’analisi della Coldiretti Marche il fenomeno costa ogni anno agli agricoltori e ai cittadini della regione circa 6 milioni di euro tra danni diretti e indiretti a cereali, legumi ortaggi, vigneti, ma anche ad automobili e persone, senza dimenticare i problemi all’assetto idrogeologico del territorio.

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